Sabato 19 Maggio 2012
   
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VIAGGIO NELLA SPELEOLOGIA CON CARLOS SOLITO

carlos

Una presentazione fuori dal comune quella che ieri ha animato l’aula di musica di Noci per la manifestazione Maggio d’autore. Con la complicità di Marilena Rodi, il giovane scrittore pugliese Carlos Solito ha raccontato il suo ultimo libro “Il contrario del sole” ( edizioni Versante Sud) coinvolgendo il pubblico in un dialogo piacevole e spontaneo sulla speleologia, la natura e la scoperta di se stessi.

Un libro fortemente autobiografico, che racconta le avventure dello speleologo e dell’esploratore, ma anche del fotografo e dello scrittore.

 

Solito si avvicina alla speleologia in giovane età, spinto da un forte senso dell’avventura e dalla passione verso la natura insegnatagli dai nonni. Egli stesso si paragona ad un sacco di juta riempito dai racconti familiari, come i contadini fanno con le olive. Ad alimentare la sua curiosità era la voglia di conoscere un mondo che è sconosciuto ai più che è proprio del territorio in cui è nato e che lo chiamava come «le sirene omeriche». “Nell’infanzia il senso del pericolo è praticamente assente. Quello delle grotte era un mondo ghettizzato, così io e mio fratello, armati di coraggio, ci siamo lanciati alla scoperta di un’altra realtà”.

 

003Cogliendo lo spunto indicato da Marilena Rodi circa un particolare episodio di difficoltà raccontato nel libro, Solito ha trasmesso al pubblico le sensazioni che si sentono in grotta, dall’odore di umidità che paragona a quello del muschio, al rispetto assoluto verso un ambiente naturale in cui si è solo ospiti, passando per il dialogo con se stessi che, nel buio e nella solitudine di alcuni momenti speleologici, è inevitabile.  “Si prova la sensazione del «verme solitario». In grotta capita di star soli e in questi momenti cominci a parlare con te stesso. Ti ritrovi di fronte a tutte le tue sfaccettature e ti poni dei quesiti a cui devi, necessariamente, rispondere”. L’autore specifica, però, che la speleologia non è un’attività da fare in solitaria, “Sottoterra si fa gioco di squadra” e proprio su questa scia Solito ha raccontato dei campi estivi, dove speleologi da tutta l’Italia si incontrano per esplorare il sottosuolo, circondati da una cornice paesaggistica meravigliosa che è quella dei grandi massicci montuosi. “Durante queste esperienze si condivide tutto. La speleologia comincia molto prima di entrare in grotta. Si fa gruppo ed è un ottimo modo per scappare dalla routine della vita”.

L’autore si è raccontato anche come fotografo, ponendo particolare attenzione al modo di conciliare, nella fotografia, il caos delle grandi metropoli con la solitudine della grotta. Il libro, infatti, è ricco di scatti effettuati da Solito  in grotta, durante le sue numerose esperienze.

 

Il pubblico ha reagito positivamente all’iniziativa, ponendo domande cui l’autore ha risposto coinvolgendo anche alcuni speleologi presenti in sala. In un clima sereno e disinvolto, il dialogo è stato il cardine massimo per il racconto di un libro, ma anche di una realtà di nicchia.

 

Abbondantemente citate nel libro anche le grotte di Castellana e il loro scopritore Franco Anelli; perciò lanciamo una proposta: la presentazione del libro anche nel nostro paese, magari all’interno della Grave.

 

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