Sabato 19 Maggio 2012
   
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IL PIVOT OSPITA LA RISCOPERTA DELLE PIANTE SPONTANEE

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Un pubblico per la maggior parte femminile quello che ieri, venerdì 23 aprile, ha affollato la sede del circolo Pivot. Un fenomeno che non deve stupire, data la presentazione del libro “Piante spontanee nella cucina tradizionale molese, storie curiosità e ricette” di Vito Bianco. L’autore, docente di botanica alla facoltà di agraria, ha allestito, in prima persona, una ricca esposizione di piante spontanee da toccare con mano per aiutare i presenti a prender confidenza con un tipo di mondo che va scomparendo. Il pubblico si è così destreggiato tra  la Sinapis Arvensis e Urtica Membranacea, che altro non sono che le più classiche senape e ortica.

Copertina-libro-spontanee

Un libro molto interessante, che avvicina anche i più giovani a questo mondo. Molto ben curato, tratta più di 500 specie di piante spontanee, tutte commestibili e tutte ricche di alti valori nutrizionali, spesso anche più ricchi di quelli di piante coltivate ben conosciute. Insegna, inoltre, come riconoscere queste piante, descritte analiticamente indicandone le proprietà medicamentose, le piccole curiosità, il passato storico e le ricette che possono esser fatte con queste.

 

Durante la presentazione sono state analizzate le piante che più conosciamo, come l’asparago, utilizzato in passato anche come ornamento, e la sporchi, cui Pierino Piepoli, presente alla presentazione, ha dedicato un intervento citando un vecchio proverbio della Castellana contadina. Numerosissime le foto mostrate e le citazioni storiche riguardanti queste piante, presenti nei Promessi Sposi di Manzoni, e nei vari proverbi della tradizione, non solo pugliese. Molto divertente anche il significato in numerologia affiancato ad ogni specie spontanea.

 

La serata si è conclusa con una splendida cena preparata dalle addetti gastronomiche del circolo, a base, ovviamente, delle piante spontanee appena analizzate. Le cuoche hanno dato un saggio della loro maestria in cucina, accompagnata da una buona dose di saggezza popolare che fa si che ogni piatto portasse con se un pezzo di storia.

 

Professore, come mai la scelta di un libro sulle piante spontanee. Forse dobbiamo riavvicinarci a un mondo che si va dimenticando?

La scelta di questo libro nasce dalla necessità di sensibilizzare i nostri conterranei perché riprendano in esame questa realtà. Non solo per riavvicinarci alla natura con delle belle passeggiate per raccogliere le piante, ma anche per prenderci cura di noi stessi, dato l’elevato contenuto di fattori nutrizionali di queste specie. Inoltre, l’atto di chinarci per raccogliere i suoi frutti è un vero e proprio omaggio a Madre Natura.

 

I bambini, si sa, sono restii a mangiare la verdura, quella spontanea ancor più. Come fare ad avvicinarli a questa realtà.

Anche io quando ero bambino non apprezzavo certa roba. Mia mamma, allora, si inventava tante storielle intorno al cibo e io non mangiavo la cicoria, ma mangiavo dei buffi animaletti che lei inventava. Ma dobbiamo convincerci prima di tutto noi, come mamme e papà, che questi alimenti sono ottimali per noi e per i nostri figli.

 

Il culto della pianta spontanea è destinato a morire con i nostri nonni?

Assolutamente no. Nella mia facoltà ho visto tanti giovani avvicinarsi a queste piante. Con i miei studenti ne abbiamo fatto uno studio e abbiamo allestito interi laboratori dedicati alle specie spontanee. Ci stiamo affacciando sempre più al mondo del biologico e alla riscoperta dei valori della tradizione e queste piante ne sono l’esempio più perfetto e lampante che si possa trovare. Madre Natura pensa sempre ai suoi figli.

 

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